Mi sto rendendo conto piano piano che c’è qualcosa di sbagliato in come mi sento. Non riesco a capire cosa è reale e cosa non lo è.
If today was my last day
Sono una persona terribile perchè i miei genitori hanno preso tutto ciò che di buono c’era in me e ne hanno fatto coriandoli.
You’re the one that I need, you know that I can still bleed
L’altra sera, ho fatto lo zaino per andare a dormire a casa del mio moroso. Ho portato:
- pigiama (maglietta+pantaloni)
- due palette
- astuccio pennelli per make up
- astuccio make up
- beauty case
- cerchietto
- una maglietta di riserva
- slip di riserva
- Macbook Air
- caricatore del Macbook
- tre tipi diversi di assorbenti
- spazzola
E tutto c’è stato nel mio Eastpack! Chi ha detto che negli Eastpack non ci sta niente, avrebbe dovuto vedere il mio che quasi scoppiava con tutta quella roba. Ho dovuto farmi aiutare dal moroso a portarlo in casa.
Mi vergogno un po’ a dire che tutto questo… Era per una notte sola.
She’s not afraid!
Non avrei mai pensato, neanche in un milione di anni, che un giorno avrei preferito rimanere “a lavoro” piuttosto che a casa. Io, quella che non è mai stata eccellente in nulla, che metterebbe radici nella piccola stanzetta di laboratorio ricolma di campioni, vetreria e cianfrusaglie che, se assemblate in un certo modo, diventano un economico strumento da usare per fare le cose più disparate.
Non avrei mai pensato di trovare qualcosa che mi piace fare così tanto e in cui a quanto pare non faccio così schifo come penso. Non mi pesa alzarmi la mattina e farmi la strada a piedi, anche col freddo e sotto la pioggia, perché quando entro in laboratorio è come entrare nel paese delle meraviglie. Ho visto un sacco di bellezza, in quel laboratorio, ho riso e ho legato con persone speciali. Non mi pesa lavorare lì, organizzare la mia giornata cercando di essere di aiuto più che posso, preoccupandomi di lasciare quel pezzo di mondo incolume e pronto ad una nuova giornata insieme.
E quando esco sono felice. Sono felice di quello che vedo, perché non sono tante le persone che a fine giornata possono raccontare di aver tenuto un encefalo nel palmo della propria mano o di aver osservato la magia della luce che attraversa un cuore translucido. Non vedo l’ora di alzarmi la mattina ed erano anni che non mi sentivo così.
Shrink the world
Oggi odio quasi tutti gli uomini. E non sono molto sicura sul “quasi”.
- M. e A. perché la loro vita gira attorno al calcio e siccome sono una donna, allora è certo che io non possa capire tale sport. Seriamente? Da che pulpito visto che senza di me non sareste neanche in grado di vestirvi la mattina!!
- Il moroso perché secondo lui il mondo gli gira attorno. Non sia mai che un giorno si alzi la mattina e provi a pensare a farmi una sorpresa o un regalo, o semplicemente a non essere un peso in ogni situazione in cui mi servirebbe il suo aiuto.
- G. perché con il suo carattere da bambino autistico tira fuori il peggio del moroso. Ho capito che stai fuori tutte le notti con i tuoi amici, ma per quanto tu continui a ripeterlo, no, non credo che sia la vita adatta a me. E continuare ad offrirmi vodka non fa di te un figo, fa di te un alcolizzato. Nulla di più.
- R. lo so che non sei il moroso perfetto, perché mia sorella mi racconta, ma hai scelto proprio il periodo peggiore per atteggiarti a tale.
Do you remember when?
Non so perché finisco sempre per cascare nello stesso vecchio trucco.
Brava Elena, brava.
EDIT.
Detesto come tu non sia capace di farmi un regalo.
Detesto come non pensi mai di fare un gran gesto romantico.
Detesto come tu non sappia riconoscere le mie priorità.
Detesto come tu non dici mai niente a nessuno, a volte neppure a me.
Detesto come pur di avere una scusa, perfino il più patetico dei fatti diventa importantissimo.
Detesto come non sei in grado di prenderti cura di te stesso.
Detesto come quella che ci rimane sempre male sono io.
Detesto come non sei in grado di fare due cose alla volta, per esempio uscire coi tuoi amici e ricordarti che ad una certa ora devi incontrare me. Altrove.
Sono così stanca di dover fare sempre tutto io. Di essere il tappabuchi per la tua giornata. E poi tornare a casa e discutere con te, che manco mi hai chiamato per dirmi che eri sulla via di ritorno, per poi sapere che il moroso di mia sorella, con cui sei stato tutto il giorno, ha preso per lei il regalo perfetto. Mentre tu l’unica cosa che mi hai portato è stata un’enorme delusione.
The Car
A quanto pare questa storia della macchina è destinata ad andare avanti per sempre. E io che credevo che sarebbe finita ieri sera.
Dopo due anni passati a scarrozzare in giro il mio moroso, gli ho dato un ultimatum: fai la patente o ti ammazzo di botte. Come rifiutare? Così un anno fa, lui si iscrive a scuola guida e riesce a prendere la patente senza sforzi. Tutti orgogliosi e felici, soprattutto io, perché finalmente potevo sperare in una serata in cui lui mi veniva a prendere mentre io mi preparavo e lo aspettavo con sguardo sognante. Già mi immaginavo la scena in cui io uscivo di casa e salivo sulla Golf bianca di sua madre scassata a livello pericoloso, ma ha pur sempre quattro ruote, quindi mi andava bene.
Un colpo di scena ha rovinato la mia fantasia romantica e principesca, esattamente durante l’attesa dell’esame pratico. Già quando stavo iniziando ad abituarmi all’idea che avrei potuto uscire a bere qualcosa col mio moroso senza dover iniziare a prepararmi tre ore prima di uscire per il viaggio, arriva la notizia shock: la Golf bianca non c’è più. Successe che il fratello aveva bisogno di una macchina, quindi gli hanno dato la Golf e hanno comprato un’altra macchina usata. Succede che la nuova macchina Fiat NON è nella lista delle macchine che i neopatentati possono guidare.
… Il livello di tossicità del mio fegato è salito esponenzialmente e ho rischiato seriamente di aver bisogno di un trapianto d’emergenza. Davvero? Davvero?! DAVVERO?!?! Ed eccola lì la mia nuvoletta di felicità che con un *PUFF* si è dissolta infelicemente. La cosa peggiore? A quanto pare sono l’unica a cui è sembrato un problema che lui passasse un anno intero senza guidare per assenza di macchina. E quindi per un altro anno ho dovuto essere io quella che scarrozzava ovunque, che stava imbottigliata nel traffico, che pagava per la benzina, che doveva guidare alle due di notte per tornare a casa e che congelava in macchina per raggiungere quel fottuto paesino e quella fottutissima casa in cui, peraltro, ho avuto una crisi allergica giusto la settimana di capodanno.
Il tutto fino a ieri. Ieri era il primo giorno di libertà, il primo giorno in cui lui poteva guidare e io ero al settimo cielo. Da una settimana facevo la danza della felicità e gli avevo chiesto in anticipo di venire da me ieri sera, per festeggiare il compleanno di mio fratello e il suo primo viaggio in macchina da solo. Alle 21.30 mi arriva un messaggio “Finito ora di mangiare la pizza. Fai gli auguri da parte mia.” Voglio dire, io sono tre anni che ti porto dove vuoi, quando vuoi, che guido per venirti a prendere, che torno la sera tardi per poter passare un po’ di tempo insieme, e il primo giorno che puoi venire tu e fare le cose per bene, rinunci e me lo dici così? Giuro, se ti avessi avuto davanti ti avrei strangolato a morte e mi sarei anche vantata di averlo fatto. Vorrei urlare e piangere, perché è tutto il giorno che non ti parlo e tu non ti sei neanche posto il problema di dire qualcosa. Detesto questo silenzio, perché lo sai che ora come ora ti sputerei in faccia e ci farei la firma sopra, ma prenditi le tue responsabilità. Inutile dire che la cosa giusta da fare sarebbe stato prendere la macchina, guidare qui e chiedermi scusa di persona. Ma non lo farai, perché il tuo culo pesa tonnellate e rimarrai sul divano per sempre.
Violence is not the answer… hitting people repeatedly in the head is.
Nelle ultime due settimane mi sento come se tutto stia andando in fast forward e io sia ancora ferma in rewind. Stuck. Non riesco a mettere in ordine due pensieri che siano due, pianificare ovviamente è fuori discussione. Però avrei tantissima voglia di picchiare a sangue qualcuno e dire che di gente che se lo merita ne conosco molta. Credo che sia la morale a fermarmi, oppure davvero non riesco a mettere insieme il pensiero “prendi la mazza” e “scagliati contro TIZIA”.
Per fortuna mio fratello mi ha costretto ad ascoltare Deuce e riesco a sfogare un po’ di rabbia repressa ascoltando alcune delle sue canzoni. Mai sentito, non so neanche che faccia abbia, ma – volgarità a parte – mi ritrovo perfettamente nella musica.
Vabè, sono stanca e non c’è un osso in corpo che non scricchioli e faccia male. Il che non fa che aumentare la frustrazione. Stanotte mi limito ad augurare tanta diarrea ai quei professori che rispondono con due sillabe ad una email cortese ed assemblata in una mattina intera.
I love you, I love you, I love you so much I’m gonna make a sandwich out of you
Ok, il post era d’obbligo già solo per il titolo, che dobbiamo al Dr. Cox del famoso Scrubs. Definitivamente uno dei miei preferiti, che mi ha regalato un sacco di canzoni memorabili, come “How to save a life” dei The Fray, “100 Years” dei Five for Fighting e “Julie” dei Fountains of Wayne.
Fremo dall’impazienza che arrivi giovedì, il mio ventitreesimo compleanno. Questa settimana è tutta per me e come al solito l’aspettativa gonfia l’evento. Speriamo di non rimanere delusi, altrimenti sarebbe proprio un compleanno da dimenticare. Finalmente ventitré
Sabato sera festeggiamenti con gli amici e con moroso, fratello, sorella e moroso della sorella. Mi piace tantissimo come noi cinque siamo diventati un gruppo. Mi sembra di avere una famiglia in più. We don’t even have to try, it’s always a good time. Sarà che mi sento un po’ sola recentemente, azzannata da dubbi su decisioni da prendere che finisco sempre con l’allontanare a quel domani che non arriva mai.
Oggi per la prima volta ho sentito la sua mancanza. Per la prima volta dopo sei mesi ho sentito che lei mi è mancata, dopo quell’agosto in cui l’avrei uccisa a morsi e sparso i suoi pezzi sul prato della casa in montagna. La cosa triste è che sono sicura che mi manca solo l’idea di lei e che starei ben lontana dal mostro cerca-attenzioni che è diventata. Sospiro. Il fatto è che prima o poi dovrò parlarle, anche solo per dirle che mi vanno bene le cose come sono ora.
Alla Vigilia di Natale è arrivata a farmi un’imboscata, presentandosi a casa mia senza dirmi niente e chiedendomi una risposta dopo mesi passati a pensare. Fatto sta che appena l’ho vista mi sono raggelata, anche se avessi avuto una risposta non sarei stata in grado di dargliela. Ho dovuto appellarmi a tutta la mia forza per non strapparle quel sorriso dalla faccia con uno schiaffo. E pensare che per me la cosa è seria, mentre tu hai passato questi mesi ad aspettare? Non ti sei neanche un po’ chiesta che cosa succederà DOPO?
In realtà, il tempo da agosto a dicembre mi è servito per sbollire la rabbia. Ora se ci penso non vedo tutto bianco e non esplodo di rabbia, devastando tutto ciò che ho intorno. Sento solo un’enorme amarezza, perchè pensando a ciò che dovrei dirle, ritrovo quasi ogni parola di quei discorsi che le sono già stati fatti sul rispetto. So che le sono già stati fatti perchè glieli ho fatti io, alcuni, e ad altri ero presente. Che senso ha perdonarla se poi il suo comportamento sarà sempre lo stesso? La mia fiducia nei suoi confronti è zero, in questo momento, e credo lo rimarrà per molto tempo. Non le confiderei neanche la combinazione per il lucchetto della bicicletta, per dire.
Ma soprattutto con che faccia da schiaffi ti presenti a casa mia, mi chiedi che cosa penso, e mi dici “Mi sei mancata”? Ora, puoi esattamente chiarirmi cos’è che ti è mancato di me? Le discussioni infinite su come tu non mi rispetti mai? Il mio continuo attaccabrighe perché tu mi provochi costantemente? La mia pazienza nell’ascoltarti mentre sostieni di essere la peggiore in tutto? La mia vena pulsante nel sentirti vantare di ogni cosa che fai perché tu sei la migliore in tutto? La mia coerenza nel non farti notare che la tua aspirazione nella vita è essere il miglior disastro? No perché io mi sto sforzando seriamente e non riesco a trovare qualcosa che ti possa esser mancato. Io sono sinceramente stata bene in questi mesi e ogni volta che mi sentivo felice, a posto, in pace, ho pensato di sfruttare il momento per scriverti, ma ogni volta che ti figuravo nella mia mente, appariva un peso sulle mie spalle. Peso che, da agosto, non è più mio. Mi sento seriamente più leggera, ma mi ha sorpreso il fatto che tu riuscissi a trarre vantaggio dalla nostra amicizia.
Forse è per questo che ti viene difficile pensare che le cose potranno cambiare in futuro, qualsiasi sia la mia risposta. Perché se torniamo a parlarci, le cose cambieranno seriamente in giro. Prima di tutto, via i filtri. La verità fa male, a te particolarmente, perché certe cose non te le dice nessuno. Secondo, la mia relazione col Moroso per te è off-limits. E la finiamo coi paragoni fra il mio moroso e il tuo zerbino, che questo è il nostro quinto anno e meritiamo di essere felici. Terzo, basta trattarti come se fossi fatta di vetro. Tu sei fatta di un enorme ego che sicuramente ti proteggerà dal sentirti dire quanto sei patetica certe volte e quante cazzate dici al secondo. A pensarci bene, forse dovrei lasciare a te del tempo per decidere se vuoi davvero avere a che fare con me.
This is Marvel!
In questi giorni Facebook mi sta uccidendo. Detesto quel coso, gli unici motivi per cui lo tengo è che certa gente lo preferisce a Whatsapp (per chissà quale motivo), perchè mi serve per le slide delle lezioni in uni e per gli sconti dati dai gruppi FB di certe marche. Ma fra poco le lezioni in uni finiranno, così avrò un po’ più di calma e potrò dargli meno attenzione.
Ma venendo al vero motivo per cui ho voluto scrivere questo post. Marvel è qui da noi da due settimane ormai e si è ambientato benissimo. È cresciuto davvero tanto ed è in armonia con tutti i membri della famiglia, a parte Eko ovviamente.
Marvel è un gatto chiaro, rossiccio con la pancia bianca a strisce rosse e i cuscinetti delle zampine rosa. Tutto il contrario di Eko, che è soriano con gengive e cuscinetti marroni. Quindi ora abbiamo il gatto biondo e il gatto moro.
Marvel è instancabile. Dev’essere stato svezzato a forza di Red Bull, Monster e Gatorade, perchè appena qualcuno entra in casa, lui lo accoglie e lo riempie di attenzioni saltandogli addosso, girandogli intorno, miagolando per farsi vedere, passandogli fra i piedi. Il tutto lo fa correndo e senza mai fermarsi, neanche se picchia da qualche parte o si prende una piedata nel passarvi fra i piedi. Lui va avanti fino a che non ha le pile scariche, allora a quel punto mangia qualcosina e trova il posto più comodo più vicino a voi (che di solito è sopra di voi) e lì si addormenta.
Non mi ricordo quand’è stata l’ultima volta che ho fatto colazione senza Marvel in braccio a dormire. Perchè a lui piace tantissimo stare con molte persone, ancora meglio se queste persone sono riunite a fare la stessa cosa, per esempio un pasto. Lui salta, sale sulle gambe di tutti, a turno, e si mette lì a guardare cosa si mangia, partecipando all’attività di gruppo. Ieri sera, quando abbiamo cenato, lui dormiva e quando si è svegliato e ha notato che noi avevamo già mangiato ci è rimasto proprio male. È salito sulle sedie e ha visto i piatti sporchi e solo due persone su cinque sedute al tavolo. Aveva questo faccino triste, come per dire “Ma non mi avete chiamato?”. Così ha deciso di disturbare mio fratello e mio padre mentre guardavano la partita.
Marvel è davvero impegnativo, perchè ha sempre bisogno di stare con qualcuno e di avere contatto fisico, quindi sono contenta di poter prendermi qualche pausa ogni tanto, avendo la camera al piano di sotto. E lì mi aspetta l’altro gatto, Eko, che di certo non ha preso bene l’arrivo del piccolo, ma ho visto dopo che ieri sera si annusavano senza soffiarsi e sembravano pacifici. Mi aspetto dei miglioramenti appena Marvel sarà in grado di uscire senza aver paura e giocare con Eko, tenendogli un po’ di compagnia (Eko rimane sempre il mio preferito, ovviamente).