Unibs e l’incubo della laurea pt. 1

Ora che stiamo giungendo al termine, mi sembra doveroso raccontare che cosa è successo in questi ultimi mesi, precedenti alla fine degli esami per laurearmi nella sessione di luglio. Prima, un paio di premesse, per istruire coloro che non conoscono UNIBS.
Frequento il corso di laurea di Biotecnologie, a unibs, e questo è stato il mio primo anno fuori corso. Come tutti i corsi scientifici qui all’Università degli Studi di Brescia, è un corso organizzato in moduli, il che vuol dire che una “materia” (si chiamerebbe corso, ma non facciamo confusione) è tenuta da più di un professore e ogni professore ha “diritto” a fare un suo esame distinto, per i suoi argomenti. Il che vuol dire che ogni modulo ha un suo voto e non può essere registrato fino a che non si sono sostenuti tutti gli esami per quella “materia”, che possono anche arrivare ad essere quattro test distinti (quindi quattro giorni diversi), per un solo voto sul libretto. Fate il conto: quattro/cinque corsi a semestre, ognuno con almeno due moduli, e se vi va proprio male, il professore potrà scegliere di fare più di un test per la sua materia. Non si ha mai un attimo di pace, insomma.
Comunque, ciò fa sì che spesso ci siano voti “volanti”, di cui lo studente non ha nessuna prova a meno che il professore sia furbo e si faccia un documento Excel con tutti i voti parziali. Cosa che capita, credetemi, molto poco.

Quando mi sono immatricolata, essendoci il test d’ingresso selettivo, eravamo 50 persone al primo anno. Pochi, concordo, ma era molto comodo seguire le lezioni e dare gli esami, perché essendoci due appelli per sessione, non c’era mai da aspettare molto per gli orali. L’enorme problema è giunto quando, dopo il terzo anno, fra chi si è laureato a luglio e ottobre (15 circa) e chi è passato a medicina durante gli anni precedenti (circa 25 persone) siamo rimasti in pochissimi a doverci laureare. I veri e propri dispersi, perché negli anni successivi i programmi dei corsi sono stati variati e nessun insegnante si ricordava cosa aveva fatto gli anni precedenti, quindi verranno a chiederlo a te oppure non te lo chiederanno per niente e si arrabbieranno perché il compito l’hanno preparato in altro modo. Insomma, è colpa tua.

Durante questi quattro anni a unibs, ben tre professori mi hanno dato buca all’esame. Tre. Di questi, uno mi ha scritto per scusarsi dell’accaduto, una ha aspettato che arrivassi al suo ufficio per dirmi che si è dimenticata di avere un impegno, e l’ultimo ha fatto come se niente fosse e mi ha fatto telefonare da uno dei suoi assistenti per spostare l’esame, dopo che sono andata a far presente alla segreteria del suo dipartimento, di cui lui è capo, che quel giorno c’era l’esame e lui non c’era.

Ultima premessa: La sessione d’esame estiva è di un mese, con due appelli per modulo previsti e fra di essi ci deve essere almeno una settimana di distanza. I professori vi diranno apertamente che le date scelte sono fisse, perché nelle due settimane libere sono in vacanza. Just saying. Anyway, al terzo anno la sessione d’esami è spostata più indietro per permettere agli studenti di avere tutto pronto in tempo per laurearsi a luglio. Quello che non vi diranno è che se arrivate al terzo anno con tutti gli esami fatti TRANNE uno del primo anno, la sessione d’esami da considerare è quella del primo anno, perché i corsi sono associati alla sessione d’esami dell’anno in cui sono svolti.

Detto questo, iniziamo. Ad aprile avevo già finito di scrivere la prima bozza di tesi, mancavano le correzioni della profe e i ringraziamenti, ma riesco ad accorciare la lista degli esami a due (Robotologia e Stronzologia), che pensavo di dare nella sessione di luglio, che inizia a metà giugno o, per il terzo anno, a inizio giugno. E qui, nascono i problemi, perché io la regola delle sessioni non la sapevo.

Robotologia
Un esame ricco di concetti, da dare al computer con 40 domande a scelta multipla/vero o falso da fare in un’ora. Facile, direte voi, e così pensavo anche io. In realtà è un esame molto subdolo, con domande poco chiare, una parte non spiegata a lezione perché il tempo era troppo poco e quindi dovevamo studiarla da soli. Quindi non lo passo, va a giugno. Poco dopo l’esame noto che la data di giugno è successiva al termine di scadenza per la consegna dei libretti cartacei in segreteria studenti. Lo faccio presente al professore e lui mi dice che non è vero. Io vado sul sito dell’unibs, scarico le date, gliele piazzo in una mail e gli dico che invece ho ragione io. Mi dà appuntamento e vado, portandomi dietro un mio compare fuori corso che ha questo esame come scoglio.

Descrivere questo professore senza fare riferimento al proverbiale “palo in culo” è abbastanza complicato. Molto fissato con le regole, al punto da non riuscire neanche a pensare di romperle, infatti è stato lui a dirmi della regola delle sessioni di laurea, scusandosi con me con la frase: “Essendo il mio corso del secondo anno, non posso mettere un appello prima, perché ancora non ho finito il programma.”
Ma va? Infatti io te lo chiedevo come appello solo per il terzo anno!
Comunque, quando arriviamo e ci fa aspettare. Avevamo appuntamento, per fortuna, ma vabè. Una volta arrivati, come prima cosa, ci fa presente che siccome siamo lì in due, accettiamo che la nostra privacy non venga garantita, in quanto… siamo lì in due. Capitan ovvio, dah. Faccio presente che sono io che ho chiesto se poteva venire anche l’altro eh. Vabè, comunque mi dice che lui ha le mani legate e che devo andare in segreteria a chiedere, ma che se la segreteria non mi aiuta lui potrebbe farmi un esame orale la settimana prima, ma la data che mi propone è comunque troppo in là per il termine scritto sul sito. Perché quella data? Prima non può perché è via.
A quel punto io finisco e inizia a parlare col compare, che gli chiede chiarimenti sulle domande dell’ultimo esame.
Un paio di precisazioni sull’esame: al termine, non si può chiedere di vedere il compito, non si possono segnare le domande per portarle a casa e riguardarle, non si può parlare dell’esame col professore. Infatti, le risposte del profe sono state molto censurate. Per esempio, alla richiesta di spiegazioni su una domanda specifica che entrambi ci ricordavamo, lui è andato a cercare la domanda, ce l’ha letta, ci ha spiegato come mai tre vero o falso erano falsi, ma il quarto ed ultimo vero o falso, che era l’unico vero, non ci ha detto qual era né perché era vero. E poi ha riso. Incontro totalmente inutile, all’apparenza, ma alla fine mi sono resa conto che a qualcosa è servito.

La soluzione al problema l’ha fornita la segreteria studenti, alla fine. Infatti, siccome la data della laurea è stata fissata il penultimo giorno della sessione, tutti i termini venivano portati avanti di più di una settimana e l’esame non doveva essere spostato.

[CONTINUA]

 

There’s something bad in me

È frustrante vivere con persone che pensano che l’unica cosa che esiste al mondo è studiare, quando a studiare faccio schifo. Non è poi un mistero come mai non riesco a costruire una solida autostima.

The Third-day Post

Sono tre giorni che provo a scrivere un post e ogni volta, più o meno, va così:
1) Inizio a scrivere di qualcosa che mi è successo;
2) Mi rendo conto che ciò che sto scrivendo potrebbe portarmi a pensare;
3) Archivio il post e chiudo tutto.

Non voglio parlare di come va la mia vita ora, perchè non è una cosa semplice e mi porterebbe ad ammettere cose che non sono pronta ad ammettere, quindi… Facciamo che scrivo qualcosa più avanti. Sì ecco, aggiungiamo una voce alla to-do-when-you-want list e andiamo a dormire.

 

But in reality waking up is hard to do.

I was sitting on my bed, with my wardrobe open, some clothes on my bed and my make up on my desk. I was getting ready for him, but every outfit I tried wasn’t right. After ten minutes I was in my underwear, on my bed, realising that I couldn’t do it. I can’t seem to do anything right, not even dress myself for my boyfriend who doesn’t even care what I wear.

I don’t know… Today just felt so wrong. I felt wrong. I told him that I am not feeling well and that I didn’t wanna hang out today. Maybe tomorrow.

I have no idea what’s happening to me. Why am I so unhappy with myself? I’m not that bad…

What growing up means

You know you’re growing up when your boss invites you to have dinner with her and other collegues the same night you planned to spend with your boyfriend, playing videogames and watching movies at his house, with no parents, and you choose to go to the dinner. Because it’s what a grown up would do.

Five years my ass

Ieri notte mi sono persa nei pensieri… Mi sono accorta che per tutti questi anni, ti ho sempre aspettato. Ho atteso che tu ti innamorassi di me, standoti accanto e attendendo che ti accorgessi che alla tr*ia di cui eri preso non interessavi per niente; ti ho atteso quando non ti sentivi pronto per baciarmi; ho aspettato che prendessi la patente, quattro anni più tardi del normale; e adesso sto aspettando che tu possa usarla, la patente. Ma a te questo sembra passare addosso come se niente fosse, per te noi siamo alla pari. Non importa che io abbia la patente da tre anni più di te e che la possa usare, mentre tu sei ancora a chiamare mamma e papà per farti scarrozzare in giro e farti venire a prendere; non ti importa che io abbia un lavoretto che mi dà qualche soldo in più di quelli che mi danno i miei, mentre tu quando hai bisogno vai da mamma a chiedere; non ti importa che io voglia fare certe cose nella mia vita, che tu non consideri importanti.

Non ti interessi nemmeno del motivo per cui stiamo litigando! Andare a dormire perchè eri stanco dopo aver fatto letteralmente un cazzo durante tutta la giornata, era più importante. Era più importante fare quello che fai sempre, ovvero arrabbiarti perchè io mi arrabbio, piuttosto di ascoltare perchè fossi arrabbiata. Come al solito, del resto. Non basta scrivere due parole carine e felici su un monitor per mettere tutto a posto, a volte bisogna anche alzare il culo dal divano e fare qualcosa. Mi viene da piangere se penso che cinque anni e mezzo sono passati e non valgo neanche lo sforzo di alzare il culo dal divano.